TRAVELCHIPS A NEW YORK: diario di viaggio di Roberta – DAY 5, LE LUCI DI DYKER HEIGHTS

Eccoci al nostro quinto giorno, ormai a nostro agio nella Grande Mela. Sempre col freddo che ci accompagnava siamo partiti alla scoperta della città.

Prima tappa il Top of The Rock, l’osservatorio del grattacielo del Rockfeller Center. La salita era prevista per le 9:30 e noi alle 9:00 eravamo già li. Dato che l’orario assegnato è tassativo e se si arriva prima non ti fanno salire, abbiamo fatto due passi nei dintorni visitando qualche negozio e verso le 9:30 ci siamo messi in fila per i controlli di rito. Prima di prendere l’ascensore abbiamo deciso di farci fotografare come la famosa foto degli operai seduti su una trave sospesa nel vuoto (servizio a pagamento, una volta saliti decidete se comprare la foto oppure no, costa sui 10 dollari), tra l’altro la foto originale (“Lunchtime atop a skyscraper”) era stata scattata durante la costruzione del Top of The Rock.

Dopo una salita velocissima siamo arrivati all’osservatorio al 67° piano a 270 metri di altezza, anche qui una vista mozzafiato su Central Park e Midtown Manhattan, fortunatamente abbiamo trovato una  giornata limpida e si vedeva bene anche lontano (si potevano vedere anche gli aerei che atterravano al JFK). Fa meno effetto della Freedom Tower, dove l’osservatorio si trova al 102° piano, ma la vista è bellissima anche qui, Central Park alle spalle e l’Empire State Building di fronte, ma a differenza della Freedom l’osservatorio, che si sviluppa su tre piani, è completamente all’aperto con delle barriere trasparenti per permettere una vista senza ostacoli. Diciamo che con la Freedom Tower si ha la vista migliore su Lower Manhattan e la Baia del fiume Hudson mentre il Top of The Rock su Midtown e su Central Park. Se devo dare un consiglio direi Freedom Tower e Top Of The Rock per questi motivi, magari andarci al tramonto così si può vedere la città sia di giorno che la sera. Non sono salita sull’Empire State Building perché non era compreso nel pass che avevo acquistato.

Dopo un’ora e mezza siamo scesi e abbiamo fatto un giro per il Rockfeller Center. Ho deciso di andare a vedere il negozio di giocattoli Fao Schwartz, che aveva riaperto da poco (all’interno si può vedere il famoso pianoforte presente nel film “Big” con Tom Hanks). Non è molto grande come Hamleys di Londra ma ci sono tutti i giocattoli possibili ed inimmaginabili, dai peluche alle bambole, dai robot alle macchinine, dalla cucina per bambine fino alle attrezzature da lavoro per i bambini. Ma quando vado in un negozio di giocattoli la prima cosa che vado a vedere è il reparto delle Barbie… e anche qui non potevo fare a meno (era il mio giocattolo preferito di quando ero piccola….). La prima cosa che ho visto è una villetta a tre piani con piscina, chiusa dentro una teca di vetro, veramente bella. A fianco poi c’era uno scaffale con tantissime Barbie, tra cui quella in sovrappeso!!! Poi c’era una zona del negozio dove era ricostruito un supermercato con frutta di plastica, scatole degli alimenti (sempre di plastica) e una cassa giocattolo, molto carino.

Ricongiunto tutto il gruppo si era fatta ora di pranzo e così ci siamo incamminati in cerca di un ristorante. Siamo passati davanti al Radio City Music Hall, un  teatro dove a dicembre si tiene un famosissimo musical a tema natalizio con rappresentazioni a qualsiasi ora della giornata,  e per caso abbiamo trovato il Barilla Restaurant, sulla 52nd street , un ristorante aperto dalla Barilla dove si può trovare un angolo di Italia a New York e con un piatto di pasta ci si sente a casa per un attimo.

Tappa successiva il MoMA, il museo di arte moderna di New York, sulla 53rd street. Dopo aver preso il biglietto e lasciato le giacche nel guardaroba, abbiamo iniziato la visita dall’ultimo piano e poi siamo scesi visitando le altre sale. Purtroppo non c’erano le opere di Andy Wharol perché in quel periodo erano in mostra in un altro museo, però ho potuto vedere molte opere famose come La notte stellata di Van Gogh, Le damoiselles des Avignon di Picasso, Le Ninfee di Monet e poi Pollock, Chagall, Dalì e molti altri.

Le altre sale erano dedicate ad opere di arte contemporanea (alcune alquanto strane…): mi era piaciuta molto una raccolta di foto scattate a New York negli anno ’70 – ’80, una serie di scatti di vita quotidiana.  Al secondo piano invece c’era una compagnia di ballo che faceva dei balletti e sono rimasta a guardarli per un bel po’ (loro facevano il tutto senza curarsi dei visitatori che li guardavano). Il MoMA è compreso in quasi tutti i pass (tranne il City Pass), ma il venerdì dopo le 16:00 l’entrata è gratuita. Attenzione perché il MoMA sarà chiuso dal 15 giugno al 21 ottobre 2019.

Usciti dal MoMA ci siamo incamminati per raggiungere la tappa clou della giornata, ovvero il tour delle luci di Natale a Dyker Heights!!! Abbiamo prenotato il tour guidato sul sito newyorkcity.it che proponeva questo tour di 4 ore in italiano al costo di € 50,00. Il ritrovo era davanti al ristorante Amarone sulla 9th Avenue, abbiamo dato il nominativo ad una delle guide e poco dopo siamo saliti sul pullman. E finalmente un po’ di relax al caldo dopo una giornata al freddo di New York… Abbiamo costeggiato Hudson Park, un parco costruito lungo il fiume Hudson molto frequentato dai newyorkesi e una volta giunti all’altezza di Battery Park siamo arrivati a Brooklyn tramite il abbiamo il Carey Tunnel. Dopo aver percorso una superstrada di Brooklyn, finalmente siamo arrivati nella famosa Dyker Heights.

Dyker Heights è un elegante quartiere di Brooklyn abitato da italoamericani facoltosi, famoso perché nel periodo natalizio gli abitanti si sfidano nelle decorazioni più pazzesche delle loro case. Tutto è iniziato negli anni ‘80 quando Mary Spata, per reagire al dolore della perdita della madre, aveva deciso di addobbare alla grande il giardino di casa per il Natale. La vicina di casa, sig.ra Polizzotto, che aveva appena perso il marito (che tra l’altro lavorava in una ditta specializzata nella decorazione delle case per Natale), aveva fatto altrettanto e ben presto anche gli altri abitanti del quartiere avevano iniziato a decorare le loro abitazioni. Pensate che molti arrivano a spendere fino a 20.000 dollari per le decorazioni e ci sono molte ditte specializzate per l’allestimento delle luci.

Bene, siamo arrivati a Dyker Heights verso le 17:30 e c’era un freddo micidiale (e la sottoscritta si era dimenticata il berretto in pullman, non vi dico)…. Le case illuminate si concentrano principalmente tra la 11th e la 13th Avenue e tra la 82nd e 84th street (avenue sono le strade in verticale e le street quelle in orizzontale). Le case, anzi le ville sono bellissime (costo medio 1 milione di dollari) e le decorazioni erano a dir poco favolose: luci di tutti i colori, soldatini, renne, elfi, Babbi Natale e alcune case avevano anche con le musiche natalizie in sottofondo. Ricordo una casa dove veniva proiettata su un muro l’immagine di Babbo Natale che salutava…. Ad un certo punto siamo arrivati davanti ad una casa iper decorata con pupazzi di tutti i tipi e un enorme Babbo Natale davanti alla porta: era la casa di Lucy Spata, quella che aveva dato origine al tutto. Verso le 19, tutti infreddoliti ma contenti, siamo tornati al pullman al caldo per il rientro a Manhattan. Durante il tragitto abbiamo potuto vedere da vicino il Ponte Verrazzano e abbiamo raggiunto Manhattan attraversando il Manhattan Bridge!!!! Veramente bello!!! 

Il tour di Dyker Heights si tiene durante il mese di dicembre fino ai primi di gennaio, il costo medio è di € 50,00 è un tour serale di 4 ore, in genere si parte tra le 16:00 e le 17:00 (il mio iniziava alle 16:00), visto che il sole tramonta presto. Se non volete andare in tour si può andare anche per conto proprio con la metropolitana, la linea D, in un’ora e mezza ci si arriva. Sia che si vada con il tour che da soli le regole sono sempre le stesse: non andare tanto tardi perché le luci ad una certa ora vengono spente (la corrente costa), non toccare le luminarie e non entrare nelle case (alcune case non hanno la recinzione e questo non è un motivo per entrare).

Siamo scesi all’altezza di Times Square e ci siamo fermati a cena al Brooklyn Diner sulla 43rd Street.

Finita un’altra giornata a New York, ma ancora due giorni ci attendono e c’è ancora qualcosa da vedere. Alla prossima!!!

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